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Buffon, niente scuse ad Oliver: “Non mi pento, dovevo difendere la Juventus”

Finito nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni nel dopo gara di Real-Juve, Gigi Buffon è stato intervistato ieri ai microfoni de “Le Iene”, programma di Italia uno. Il numero uno bianconero, però, non ha fatto marcia indietro come molti si aspettavano, ma ha confermato le accuse lanciate mercoledì all’arbitro Oliver.

“Non mi pento di nulla, dovevo difendere la mia squadra”

Queste le parole del capitano juventino: “Io non devo rimediare perché io sono un essere umano che mette passione, sentimenti, arrabbiature. Trovo modi di parlare, giusti o sbagliati che siano, alcune volte eccessivi. Ma io sono questo, sono Gigi Buffon.

L’altra sera era finita la partita da un’ora e mezza, di conseguenza quello che uno esterna sono sentimenti, sono pensieri forti, per certi aspetti ineducati, ma sono i sentimenti di un uomo che non si trincera dietro a un velo di ipocrisia e butta fuori quello che le viscere gli dicono e punto, chiuso.

Questi erano pensieri che avevano una logica, che ridirei, magari con un altro tipo di linguaggio, più civile diciamo. Però rimane che il contenuto di ciò che ho detto lo riconfermo in pieno. Datemi almeno la legittimità di difendere in quel modo esasperato e passionale i miei compagni, quei cinquemila venuti a sostenerci. Io devo difendere i miei compagni e loro, anche in modo scomposto, perché me lo sento. Era dovuto, a costo di macchiare la mia immagine“.

“Oliver? Farà carriera, è stato sfortunato”

Infine, due parole sull’arbitro Oliver, che ha fischiato il rigore in favore dei blancos ed espulso Buffon: “Anche se esternandolo in maniera eccessiva, l’altra sera ho detto quello che pensavo, non doveva fischiare. Un arbitro con più esperienza non avrebbe fischiato, ergendosi a protagonista di una partita. Avrebbe lasciato correre, si sarebbe girato dall’altra parte, e lasciato che le squadre se la giocassero ai supplementari. E lasciare che fosse il campo a parlare.

È un ragazzo che farà una gran carriera, che è stato sfortunato. Secondo me è stato mandato un arbitro troppo giovane ad arbitrare una partita troppo importante. E poi l’imponderabilità, la bellezza del calcio, fa sì che purtroppo è un ragazzo che si è trovato in una situazione troppo complessa, troppo ingarbugliata e troppo grande”.

 

 

 

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